Creare contenuti outdoor che durano nel tempo
- Max Pergo

- 27 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Negli ultimi anni il mondo dei contenuti outdoor è cambiato radicalmente. Basta aprire Instagram, TikTok o YouTube per ritrovarsi immersi in una sequenza continua di tende illuminate come suite d’hotel, droni che sorvolano montagne islandesi e creator che sembrano vivere costantemente dentro uno spot pubblicitario.
Intro velocissime, ganci costruiti al millimetro, musiche epiche, call to action ripetute quasi come formule obbligatorie. Tutto progettato per trattenere l’attenzione qualche secondo in più e convincere l’utente a non scorrere immediatamente verso il contenuto successivo.
E in parte funziona.
I reel brevi, aggressivi e costruiti attorno all’algoritmo fanno numeri. Generano visualizzazioni, reach e in alcuni casi anche monetizzazione. Il problema è che moltissimi di quei contenuti diventano vecchi nel giro di poche settimane. Nascono, vengono consumati rapidamente e spariscono con la stessa velocità con cui sono comparsi nel feed.
È una dinamica che oggi riguarda praticamente ogni settore, ma nel mondo outdoor si percepisce ancora di più. Perché la natura, il viaggio e l’avventura rischiano lentamente di diventare soltanto scenografie da usare per alimentare una produzione continua di contenuti.
Ed è qui che secondo me nasce una domanda importante.
Ha davvero senso costruire tutta la propria identità da content creator outdoor inseguendo esclusivamente numeri, trend e algoritmi?
Il problema dei contenuti usa e getta
Molti creator oggi si trovano intrappolati in una corsa continua. Pubblicare di più, essere più veloci, seguire il trend del momento prima che muoia, adattarsi costantemente ai cambiamenti delle piattaforme e competere con migliaia di persone che stanno facendo esattamente la stessa cosa.
Il risultato è spesso un workflow difficile da sostenere nel lungo periodo.
Si finisce per vivere le esperienze pensando già al montaggio finale. Un’escursione diventa una lista di clip da registrare. Un viaggio si trasforma in una produzione continua. Anche momenti che dovrebbero essere vissuti davvero iniziano a essere filtrati attraverso la domanda:
“Questa cosa funzionerà sui social?”
Ed è probabilmente uno degli aspetti più pericolosi della creator economy applicata al mondo outdoor. Perché il rischio non è soltanto il burnout creativo, ma perdere completamente il rapporto autentico con ciò che si sta raccontando.
Molti contenuti iniziano così ad assomigliarsi. Le stesse inquadrature col drone, gli stessi voiceover motivazionali, le stesse musiche cinematiche e le stesse frasi costruite per generare engagement.
Funzionano? Spesso sì.
Restano nel tempo? Molto meno.
I contenuti che ricordiamo davvero
Se ci si pensa bene, i contenuti outdoor che restano davvero impressi raramente sono quelli costruiti esclusivamente attorno all’algoritmo.
Sono quelli che trasmettono qualcosa.
Un reportage che racconta un luogo in modo personale. Un documentario narrativo. Un articolo capace di farti percepire l’atmosfera di un sentiero, il silenzio di una valle o anche semplicemente la stanchezza accumulata durante una lunga giornata di cammino.
Molti dei contenuti che ricordiamo davvero non sono necessariamente perfetti dal punto di vista tecnico. Spesso hanno un ritmo più lento, meno ottimizzato, meno aggressivo. Ma hanno personalità, esperienza e soprattutto un punto di vista reale.
Ed è forse proprio questo che oggi sta tornando ad avere valore.
In un mondo pieno di contenuti progettati per essere consumati rapidamente, ciò che riesce ancora a distinguersi è ciò che appare autentico.
Prima dei social vengono le esperienze
Nel mio caso la fotografia e il video non sono nati per “fare il creator”. Sono arrivati dopo anni trascorsi in contesti completamente diversi, tra ambito militare, sicurezza per ONG e missioni diplomatiche in Africa, Medio Oriente e Asia Centrale.
Successivamente sono arrivati il viaggio, l’escursionismo, la fotografia outdoor e il lavoro come accompagnatore turistico e guida ambientale escursionistica.
Probabilmente è anche per questo motivo che ho sempre visto la creazione di contenuti come una conseguenza dell’esperienza reale e non come il contrario.
Oggi molte persone iniziano chiedendosi quale fotocamera comprare o quale social utilizzare. In realtà, nel lungo periodo, le cose che fanno davvero la differenza sono altre:avere qualcosa da raccontare, sviluppare uno sguardo personale e costruire competenze reali attorno agli argomenti di cui si parla.
Nel settore outdoor questa differenza emerge molto velocemente. Le persone percepiscono quasi subito quando qualcuno vive davvero certi ambienti e quando invece li utilizza soltanto come sfondo per produrre contenuti.
Perché le competenze reali contano ancora
Uno degli errori più comuni è pensare che per diventare content creator serva soprattutto attrezzatura.
In realtà fotocamere, droni e setup contano molto meno di quanto si immagini.
Nel lungo periodo diventano molto più importanti:
la capacità di raccontare una storia
l’esperienza sul campo
la gestione della luce e dell’audio
la conoscenza dell’ambiente
la sicurezza
la pianificazione
il modo in cui si comunica
Anche perché oggi l’accesso alla tecnologia è diventato relativamente semplice. Molissime persone hanno attrezzatura valida. Ciò che distingue davvero un creator non è più soltanto la qualità tecnica delle immagini, ma il modo in cui riesce a trasmettere ciò che vive.
Ed è probabilmente anche il motivo per cui i contenuti più interessanti spesso non sono quelli più perfetti.
Contenuti evergreen vs contenuti da algoritmo
Esiste una differenza enorme tra contenuti progettati per ottenere visualizzazioni immediate e contenuti pensati per durare nel tempo.
Un reel basato su un trend può funzionare benissimo per qualche giorno o qualche settimana. Ma spesso smette rapidamente di avere valore una volta terminata la spinta dell’algoritmo.
Un articolo ben scritto, un documentario narrativo o un video approfondito possono invece continuare a essere trovati e guardati anche dopo anni.
Ed è uno dei motivi per cui continuo a credere molto nei contenuti evergreen, nei blog e nei contenuti lunghi. Perché permettono di costruire autorevolezza in modo molto più stabile rispetto alla rincorsa continua ai trend del momento.
Anche dal punto di vista SEO questo approccio ha molto più senso nel lungo periodo. Un articolo ben strutturato sulla fotografia outdoor, sul trekking, sul content creation o sullo storytelling può continuare a portare traffico organico nel tempo, mentre un reel virale spesso smette di esistere nel momento stesso in cui l’algoritmo decide di non mostrarlo più.
Perché un sito web conta ancora
Molti creator oggi basano completamente la propria presenza online sui social network. Il problema è che le piattaforme cambiano continuamente: algoritmi, reach, monetizzazione e trend possono cambiare nel giro di pochi mesi.
Un sito web invece resta tuo.
È uno spazio dove puoi costruire contenuti più profondi, raccogliere contatti, sviluppare progetti personali e creare un ecosistema che non dipenda completamente dalle piattaforme social.
Ed è anche il motivo per cui negli ultimi anni ho deciso di sviluppare sempre di più maxpergo.com, integrando articoli, formazione e contenuti evergreen legati a outdoor, storytelling, fotografia e creazione contenuti.
Nella sezione Academy di Max Pergo, ad esempio, ho scelto di proporre corsi e workshop focalizzati non tanto sul “diventare virali”, ma sul costruire competenze concrete e una comunicazione sostenibile nel tempo. Perché credo che oggi ci sia bisogno di creator più credibili e meno dipendenti dalla rincorsa costante ai numeri.
Si può vivere creando contenuti outdoor?
Sì, ma raramente nel modo in cui viene raccontato online.
Nella maggior parte dei casi i social diventano soltanto uno strumento per costruire autorevolezza attorno ad altre attività: workshop, corsi, consulenze, tour, fotografia, video, collaborazioni tecniche o progetti editoriali.
Ed è probabilmente questa la differenza più importante da capire.
Essere un content creator outdoor non dovrebbe significare trasformare ogni esperienza in un contenuto pensato esclusivamente per fare visualizzazioni. Dovrebbe significare sviluppare la capacità di osservare, raccontare e trasmettere qualcosa che resti anche quando il trend del momento è già stato dimenticato.
Perché molti contenuti oggi sono progettati per essere consumati rapidamente.
Pochi sono progettati per essere ricordati.



Commenti