“Meglio un orso nel bosco che un uomo?”
- Max Pergo

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
In Val Concei, un incontro che parla di sogni, natura e inquietudini umane

Un’escursione come tante. All’apparenza.
Ero nei pressi del Lago di Ledro per girare un video. Il programma era chiaro, la meta definita. Ma a volte, basta poco: uno sguardo alla mappa, un’idea che prende forma all’improvviso, la voglia di vedere cosa c’è oltre.
Quel giorno decisi di inoltrarmi nella vicina Val Concei, per esplorare il sentiero naturalistico che si sviluppa nella parte bassa della valle.
Non avevo aspettative particolari. Solo un sentiero, qualche rovina, la consueta pace che queste zone sanno offrire quando ti allontani abbastanza.
E invece, senza volerlo, ho fatto uno degli incontri più intensi degli ultimi tempi.
Un uomo, una voce familiare
Camminando, nei pressi di un fienile ben tenuto a valle, incrocio un uomo.
Non era uno di quei tipi da cartolina montanara. Era composto, riservato. Ma gentile.
E parlava con un accento che mi colpì subito: parmense, chiaramente.
Fu il primo dettaglio che ci fece iniziare a parlare. Non di turismo o indicazioni, ma della valle. E di lui. Era un medico, un virologo in pensione. Dopo una vita di lavoro frenetico, aveva deciso di trasferirsi lì per seguire la moglie trentina.
Scelse quella valle per rallentare. E per respirare.
Un sogno che si tocca
Gli dissi che una casa così, in un luogo come quello, per me sarebbe un sogno.
Mi guardò e rispose:
“Spero che questo, per voi, sia un incentivo. Perché anche per me era un sogno.
E con una strategia, con impegno, i sogni si possono realizzare.”
Non c’era arroganza. Solo il desiderio autentico di trasferirci un’esperienza vissuta, per dimostrarci che certe cose si possono fare. Non per mostrare, ma per ispirare.
Ci invitò a entrare.
Voleva farci vedere come aveva ristrutturato quel fienile. Una casa sobria, silenziosa, che trasmetteva equilibrio, attenzione, coerenza.
Non l’ho fotografata, per rispetto. Ma la ricordo bene.
La montagna che cambia (e le sue paure)
Parlammo poi del territorio. E, inevitabilmente, dei grandi carnivori.
“Una volta uscivo a camminare anche di sera. Ora no.
Con l’orso e il lupo tornati a girare nei pressi delle case, non mi sento più al sicuro.”
Non c’era allarmismo, solo un senso concreto di equilibrio fragile.
Il ritorno di orso e lupo è una vittoria ecologica. Ma la convivenza reale, per chi abita certi luoghi, è una sfida vera.
Serve conoscenza, rispetto, strumenti.
E tempo.
Chi è il vero predatore?
Mentre parlava, mi tornò in mente una frase diventata virale online:
“Preferisco incontrare un orso nel bosco piuttosto che un uomo.”
Frase nata in ambito femminista, certo, ma che tocca un sentire molto più ampio.
Una frase che parla della paura dell’altro, quando l’altro è l’uomo moderno. Disconnesso. A volte distruttivo.
L’orso segue l’istinto.
Il lupo protegge il branco.
Il vero predatore, oggi, è spesso l’uomo.
Soprattutto quando dimentica la propria umanità.
“La salute mentale non è un lusso”
Il medico disse parole forti. Con calma, ma senza girarci intorno:
“La salute mentale è un tema tabù. Nessuno la considera una priorità.
E invece dovrebbe esserlo.”
“Abbiamo bisogno di lentezza. Di silenzio. Di contatto con ciò che è essenziale.”
Lo disse come chi ha vissuto il burnout degli altri. Ma anche il proprio.
E ha deciso, finalmente, di fermarsi e cambiare strada.
Nessuna foto, ma una traccia profonda
Non ci sono immagini di quel momento. Nessun selfie, nessuna ripresa.
Solo un ricordo vivo. Ogni volta che rivedo le clip del Lago di Ledro, penso a quell’uomo.
Non per come parlava, ma per cosa è riuscito a trasmettere. Una lezione silenziosa su sogni, scelte, umanità.
Un invito
“Passate di nuovo, vi offro qualcosa da bere.”
Ci disse questo prima di salutarci. E in un mondo dove tutto è corsa, performatività e chiusura, un invito così è rivoluzionario.
Forse è questo il segreto della vita lenta:
creare spazi dove accogliere, parlare, ascoltare.
Io quell’invito l’ho accettato.
E tu?


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