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Come fare un reportage fotografico di viaggio: il metodo e quattro esempi da scaricare

7 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Una bella foto di viaggio mostra un luogo. Un reportage racconta che cosa succede in quel luogo, a chi, e perché vale la pena saperlo. La differenza sta tutta nel lavoro che si fa prima, durante e dopo lo scatto.


In questo articolo spiego come ho costruito quattro reportage fotografici nati dai miei viaggi in Nepal, Islanda e Cina: da dove sono partito, come ho scelto le immagini, come ho scritto testi e didascalie. In fondo trovi tutti e quattro i reportage da sfogliare e scaricare in PDF.


Che cos’è un reportage fotografico (e che cosa non è)


Un reportage non è una raccolta delle foto migliori di un viaggio. È una sequenza di immagini che, lette una dopo l’altra, raccontano una storia con un inizio, uno sviluppo e una chiusura. Ogni foto ha un compito: aprire, spiegare, mostrare un dettaglio, cambiare ritmo, chiudere.


Per questo una foto bellissima può restare fuori, se non aggiunge nulla al racconto, e una foto meno spettacolare può diventare indispensabile, perché è l’unica che mostra una persona, una strada, un gesto che il resto della sequenza non dice.


Partire da una domanda, non da un luogo


“Il Nepal” non è una storia. “Che cosa cambia quando in una valle arriva la strada?” lo è. Il primo passo di ogni reportage è trasformare il luogo in una domanda precisa, a cui le immagini possono rispondere.


Nel Lower Mustang la domanda è nata osservando la valle del Kali Gandaki: una via percorsa per secoli da carovanieri, pellegrini e cavalli, oggi attraversata da jeep e autobus. In Cina è nata davanti alle migliaia di giovani che, tra templi e mura antiche, indossano l’hanfu, l’abito tradizionale degli Han, e si fanno fotografare. Con una domanda chiara si sa che cosa cercare e, soprattutto, che cosa lasciare fuori.


Lower Mustang, Nepal: villaggio sotto le montagne dell’Himalaya
Lower Mustang, Nepal. Dal reportage “Dove arriva la strada”.

Scegliere le immagini: poche, in ordine, con un ritmo


Per un reportage lavoro su una sequenza di dodici-quindici immagini. Sono poche, ed è voluto: costringono a scegliere. La sequenza ha un’apertura forte, che dice subito dove siamo e di che cosa parliamo, una parte centrale che alterna paesaggio, persone e dettagli, e una chiusura che lascia qualcosa in sospeso.


Contano anche gli accostamenti. Due immagini affiancate devono dialogare tra loro, per somiglianza o per contrasto. E i colori devono restare coerenti: un intervento di post-produzione uniforme su tutta la serie vale più di una singola foto spinta al massimo.


Fiume glaciale a canali intrecciati in Islanda ripreso dal drone
Islanda dall’alto. Dal reportage “La pelle dell’isola”.

Le didascalie: scrivere solo quello che si vede


La didascalia è il punto in cui un reportage guadagna o perde credibilità. La regola che seguo è semplice: descrivere quello che c’è nell’immagine e nient’altro. Se in una foto aerea una passerella è stata tagliata fuori dall’inquadratura, non va citata. Se non si capisce lo spessore di un iceberg, non si scrive.


Lo stesso vale per i luoghi: un nome sbagliato in didascalia toglie fiducia a tutto il resto. Quando non sono sicuro di dove sia stata scattata un’immagine, preferisco una descrizione generica e corretta a un nome preciso e sbagliato.


Il testo: pochi fatti, tutti verificati


Il testo di un reportage non deve spiegare le foto, deve dare il contesto che le foto da sole non possono dare. Per “Leggere il vento”, il reportage sull’inverno islandese, il contesto è come chi accompagna un gruppo legge ogni mattina allerte meteo, stato delle strade e condizioni del mare prima di decidere dove andare.


Ogni dato che entra nel testo, un numero, una data, una regola, va verificato su una fonte e citato in fondo al reportage. È un lavoro lento, ma è quello che separa un racconto da un post.


Aurora boreale in Islanda in inverno
Aurora boreale, Islanda. Dal reportage “Leggere il vento”.

Rispetto per le persone e per i luoghi


Un reportage racconta persone e territori che non ci appartengono. Le persone riconoscibili si fotografano con rispetto e, se le immagini vengono usate per scopi commerciali, con il loro consenso. Nei luoghi fragili si resta sui sentieri segnati.


Per le riprese con il drone valgono regole precise: in Islanda, ad esempio, nelle aree protette il volo può essere limitato o vietato senza il permesso dell’Agenzia ambientale islandese. Informarsi prima di partire fa parte del lavoro tanto quanto scattare.



I quattro reportage da scaricare


Ogni reportage è impaginato come un magazine, in formato orizzontale, con immagini a piena pagina, testi e didascalie. Si sfoglia bene sia su schermo sia su tablet.


Dove arriva la strada

Nepal · Lower Mustang · 15 fotografie


Lower Mustang, Nepal

Lungo la valle del Kali Gandaki, la via che per secoli è stata di carovanieri, pellegrini e cavalli oggi è percorsa da jeep e autobus. Un viaggio in una terra sospesa tra due tempi.



Leggere il vento

Islanda · Inverno · 15 fotografie


D’inverno l’Islanda offre alcuni dei paesaggi più spettacolari d’Europa e alcune delle condizioni più imprevedibili. Lungo la costa sud e la penisola di Snæfellsnes, con chi accompagna i gruppi e ogni mattina deve decidere dove si può andare.




La pelle dell’isola

Islanda dall’alto · Fine estate · 14 fotografie


Iceberg in una laguna glaciale islandese ripresi dal drone

Ghiaccio, acqua e fuoco visti da sopra. Un racconto aereo sulla superficie dell’Islanda, dove la terra mostra come è fatta e quanto in fretta cambia.



L’abito e lo schermo

Cina · Primavera 2026 · 12 fotografie



Tra templi imperiali e mura antiche, migliaia di giovani cinesi indossano di nuovo l’hanfu, l’abito tradizionale degli Han. Lo fanno per sé stessi, per gli amici e, soprattutto, per l’obiettivo.




Un reportage sul tuo territorio


Lavoro con enti, parchi, associazioni e operatori turistici per raccontare luoghi, persone e attività: fotografie, testi e video pensati per siti, pubblicazioni e social. Se vuoi raccontare il tuo territorio in questo modo, scrivimi.



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